La porta istoriata

Una porta piena di immagini che cambiano in continuazione, degli strani vicini, la possibilità di cambiare la propria visione della vita. Un racconto breve da leggere in un attimo!

22 Settembre 2020

Un altro racconto per l’abituale competizione di Minuti Contati di settembre 2020, dove è stato proposto di scrivere un racconto breve a partire dal tema “Strani vicini”. Eccolo qua!

La Porta istoriata

Anche questa sera mia moglie sta fuori sulla veranda. Che il vento ogni notte sia più freddo non le importa; esce, si siede e guarda quella porta, quella della casa davanti, quella con le immagini. Credo che sia uno schermo, per cambiare così continuamente, ma a chi verrebbe mai in mente di mettere un televisore sulla porta di casa, che magari finisce che te lo rubano?

Mia moglie sta là, e guarda. Le immagini cambiano passando da una figura all’altra quasi impercettibilmente: ora c’è un serpente che striscia nell’erba, poi l’azzurro del cielo, e poi appare un uccello, il serpente scompare, rimane soltanto una montagna rossa, secca, spuntoni accesi di roccia verso il cielo, un cielo azzurro intenso e poi… Sì, anche io ogni tanto mi incanto a guardare, ma non come Annie, lei dice che è come una meditazione, ma se non vado a scuoterla rischia di gelare là fuori. Poi è rientrata, è vero, ma la sua mente è rimasta con quei disegni finché non ci mettiamo a letto: sotto le coperte, con una camomilla calda, finalmente si riscuote e mi sorride:

«Carlo, hai visto che belli che sono? Pensavo proprio che l’uccello lo prendesse, il serpente, ma lui è stato astuto, si è trasformato in montagna.»
«Non si sarà soltanto nascosto?»
«No, no, si è trasformato. Lui in montagna, l’uccello in cielo, così poteva vederlo ovunque si trovasse. Non sono come i nostri animali, quelli sono diversi, cambiano…»

Fortuna che poi le si chiudono gli occhi, altrimenti non si sa cos’altro direbbe! A me sembra già strana una porta con le immagini, pensa tu un uccello che diventa cielo! Chissà se Annie facesse parte del disegno in cosa potrebbe cambiare, forse un lago, e se ci fossi anche io, un lago pieno di pesci che nuotano in circolo, sempre più veloci…

*

Alla fine mi sono addormentato anche io, e tutta la notte ho sognato il lago, i pesci, i serpenti, volando alto: sto diventando strano anche io, come quelli della casa. Che poi, chi li conosce? Sembrano giovani, diversi da noi, verranno da lontano; lui ha un viso segnato, Annie dice che sono ferite, ma lui sembra sempre allegro; la moglie è alta come lui, i capelli lunghi, serissima.

Non ci abbiamo mai parlato. Annie avrebbe voluto ma l’ho fermata, magari sono pericolosi, magari spacciano droga, meglio evitare. Una volta mi sono avvicinato, dalla finestra ho visto che hanno una figlia, distesa in un letto, sembrava dormire anche se era giorno pieno, ma quando ho visto le medicine ho capito che sta male. Mi sono avvicinato altre volte, non si è mai mossa, sempre distesa. Se sta dormendo, cosa sognerà?

*

Oggi sono tornato prima dal lavoro. A casa c’è solo mio figlio:
«Hai visto la mamma?»
«Sta là fuori, davanti alla porta. È uscita un’ora fa ed è rimasta impalata a guardare.»
«Davanti alla porta? Ma non ha paura che la vedano? Non gli hai detto nulla?»
«L’ho chiamata per prepararmi la merenda, ma mi ha detto di pensarci da solo. Non è la prima volta.»

Non è la prima volta! Sta diventando qualcosa di pericoloso! Corro a chiamarla, sta proprio davanti alla porta, muovendosi piano come se danzasse, e il disegno sulla porta cambia insieme a lei: è un cerchio arancione in una stella bianca fatta di puntini, lei si muove e dalla stella escono dei raggi nuovi, sempre più lunghi. Ed ora che ci sono anche io siamo due cerchi arancioni, anche io una stella. I miei raggi toccano quelli di Annie, ora siamo dei neuroni di chissà quale cervello. E poi ancora un cerchio, chissà se è la ragazza, e poi altri due…

A stento riesco a distogliere gli occhi. «Annie! Che stai facendo? Andiamo subito! Non possiamo stare qua, penseranno che siamo matti, non bastano questi vicini che non riescono nemmeno ad avere una porta normale? Su, andiamo!»

Si lascia trascinare senza una parola. Preparo qualcosa e ci mettiamo a dormire. Domani è un altro giorno, speriamo migliore.

*

La mattina dopo ci sveglia il campanello, sono i nostri vicini, quelli della porta. Hanno un vassoio di frutta, per noi:
«Nostra figlia ci ha detto che vi ha sognati, siamo venuti per conoscervi.»

Annie sta dietro di me, li guarda, vede che sorridono e poi sorride anche lei, guardando la nostra porta, dove ora appare un dipinto di cespuglio pieno di foglie blu e poi appare la frutta, e poi semi, e poi i nostri occhi…

«Carlo, la nostra porta: sogna anche lei.»
Faccio entrare i vicini, è arrivato il momento di conoscerli, di conoscerci.

Foto di una magnifica opera di Gabriella Possum Nungurrayi, “Seven Sisters Dreaming”.

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