Le Quattro Attrazioni

Ep. 100 Riflessioni di Dharma sulle Quattro Visioni del Buddha

Riflessioni di Dharma sulla quattro visioni che il Buddha ha avuto e lo hanno condotto alla vita spirituale, e forse anche noi!

6 Marzo 2021

Terrapura: Meditazione, Mindfulness, Buddhismo
Ep. 100 Riflessioni di Dharma sulle Quattro Visioni del Buddha
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Si racconta che le Quattro Visioni del Buddha vennero viste del Beato un giorno che uscì da palazzo, dove viveva schermato dalle brutture del mondo. Potè così incontrare un vecchio, un malato, un morto e, da ultimo, un asceta. Sono queste quattro visioni che lo motivarono a percorrere la vita monastica.

Quattro Visioni del Buddha

Sentiamo gli effetti di queste visioni direttamente dalle sue parole, che troviamo nel Sukhamala Sutta – Raffinatezza, AN 3.38:

“Monaci, ho vissuto nella raffinatezza, la più grande raffinatezza, la raffinatezza totale. Mio padre aveva fatto costruire degli stagni di loto nel nostro palazzo: uno di essi era di loti rossi, un altro era di loti bianchi, un altro ancora era di loti blu, solo per me. Non utilizzavo che legno di sandalo che provenisse da Varanasi. Il mio turbante veniva da Varanasi, come la mia tunica, i miei vestiti intimi, così come il mio mantello. Si teneva un ombrellone bianco di giorno e per proteggermi dal freddo, dal caldo, dalla polvere, dalla sporcizia e dalla rugiada.

Avevo tre palazzi: uno per la stagione fredda, uno per la stagione calda, uno per la stagione delle piogge. Durante i quattro mesi della stagione delle piogge, dei menestrelli mi distraevano nel palazzo della stagione delle piogge senza che ci fosse un solo uomo tra esse, ed io non scesi mai una sola volta dal palazzo. Mentre i servitori, gli operai ed i membri degli altri focolari mangiavano della zuppa di lenticchie e riso rotto, nella casa di mio padre, i servitori, gli operai ed i membri del mio seguito mangiavano del grano, del riso e della carne.

Sebbene dotato di una simile fortuna, di una raffinatezza tanto totale, il pensiero mi venne: ‘Quando una persona non istruita, una persona ordinaria, soggetta all’invecchiamento, ne vede un’altra che è vecchia, è inorridita, umiliata e disgustata, immemore di questo che è anche soggetta all’invecchiamento. Se io – che sono soggetto all’invecchiamento- dovessi essere inorridito, umiliato e disgustato vedendo un altro che è vecchio, ciò non sarebbe corretto da parte mia.’ Notando ciò, il veleno [tipico] dei giovani per la gioventù cadde interamente.

Sebbene dotato di una simile fortuna, di una raffinatezza tanto totale, il pensiero mi venne: ‘Quando una persona non istruita, una persona ordinaria, soggetta alla malattia, ne vede un’altra che è malata, è inorridita, umiliata e disgustata, immemore di questo che è anche soggetta alla malattia. E se io – che sono soggetto alla malattia – dovessi essere inorridito, umiliato e disgustato vedendo un altro che è malato, ciò non sarebbe corretto da parte mia.’ Notando ciò, il veleno della persona sana per la salute cadde interamente.

Sebbene dotato di una simile fortuna, di una raffinatezza tanto totale, il pensiero mi venne: ‘Quando una persona non istruita, una persona ordinaria, soggetta alla morte, ne vede un’altra che è morta, è inorridita, umiliata e disgustata, immemore di questo che è anche soggetta alla morte. E se io – che sono soggetto alla morte – dovessi essere inorridito, umiliato e disgustato vedendo un altro che è morto, ciò non sarebbe corretto da parte mia.’ Notando ciò, il veleno della persona vivente per la morte cadde interamente.

AN 3.38: Sukhamala Sutta – Raffinatezza, dal sito Canonepali.net

Il racconto dell’incontro lo si trova propriamente in un’altro Sutta, il Maha-padana sutta – I Buddha del passato, DN 14, dove il Buddha riferisce di questo incontro del Buddha Vipassi. Leggiamo la parte della vecchiaia:

2.2. Lungo il cammino verso il parco, il Principe Vipassi vide un vecchio, curvo come la trave di un tetto, decrepito, appoggiato ad un bastone, tremante e barcollante, triste per la perduta giovinezza. A quella vista chiese al cocchiere: “Cos’è successo a quell’uomo, cocchiere? Perché il suo corpo ed i suoi capelli non sono come il corpo ed i capelli degli altri uomini?”
“Principe, quell’uomo è ciò che si chiama un vecchio.”
“Ma perché lo si chiama vecchio?”
“Lo si chiama vecchio, principe, perché non gli resta molto da vivere.”
“Anch’io sarò come lui? O sarò libero da vecchiaia?”
“Sia io che voi, principe, diventeremo vecchi, perché non siamo liberi da vecchiaia.”
“Bene, ne ho abbastanza. Volta i cavalli, cocchiere, e torna in fretta a palazzo.”
“Bene, Principe.” – rispose il cocchiere, e condusse il Principe a palazzo.
Lì giunto, il Principe Vipassi fu preso da angoscia e disperazione: “Mortificazione è essere soggetto alla nascita, perché da essa deriva la vecchiaia.”

DN 14: Maha-padana Sutta – I Buddha del passato, dal sito Canonepali.net

Similari sono gli incontri con la malattia e la morte. Particolarmente commovente la risposta che viene data al Buddha Vipassi dal suo cocchiere quando gli viene chiesto chi sia un asceta:

2.14. Lungo il cammino verso il parco, il Principe Vipassi vide un uomo dal capo rasato, un asceta che indossava una veste gialla. Allora chiese al cocchiere: “Cosa è successo a quell’uomo? Perché il suo capo non è simile a quello degli altri uomini, così le sue vesti?”
“Principe, quell’uomo lo si chiama un asceta.”
“Perché lo si chiama un asceta?”
“Principe, lo si chiama asceta perché ha intrapreso l’ascetismo e rettamente segue il Dhamma, perché vive in pace, si dedica alle buone azioni, rende meritoria la propria condotta, mostra benevolenza e compassione per tutti gli esseri viventi.”

DN 14: Maha-padana Sutta – I Buddha del passato, dal sito Canonepali.net

Probabilmente il cocchiere ebbe un ruolo importante nel far crescere nel Buddha il seme della rinuncia. Una persona a cui possiamo mandare la nostra gratitudine!

I tre tipi di campi e i tre tipi di praticanti

Nelle riflessioni si cita anche un altro sutta, il Desanā Sutta  (SN 42:7):

“Ora cosa ne pensi, capo villaggio? Supponiamo che un contadino qui abbia tre campi, uno eccellente, uno moderato e uno povero, duro, salato, di terreno cattivo. Ora cosa ne pensi, capo villaggio? Quando quell’agricoltore vorrà seminare i suoi semi, quale campo seminerà per primo: il campo eccellente, il campo moderato o quello povero …?”

“L’agricoltore, Signore, desiderando seminare i suoi semi, seminerà prima il campo eccellente, e avendo
fatto così seminerà quello moderato. Dopo averlo fatto, potrebbe o non potrebbe seminare quel campo
che è povero …. Perché così? Perché in ogni caso potrebbe andare bene per il cibo per il bestiame.”

“Bene, capo villaggio, i miei monaci e le mie monache sono proprio come il campo eccellente, io insegno loro il Dharma che è buono all’inizio, buono nel mezzo e buono nella sua fine, sia nello spirito che nella lettera. Faccio conoscere loro la vita santa che è completamente perfetta e pura. Perché? Perché, capo, queste persone dimorano con me per la loro isola, con me per la loro grotta e rifugio, con me per roccaforte, con me per il loro rifugio.
Quindi, capo villaggio, proprio come il campo moderato sono i miei seguaci laici e le seguaci laiche, insegno loro il Dharma che è buono … faccio conoscere loro la vita santa … Perché è così? Perché, capo, queste persone rimangono con me per la loro isola … per il loro rifugio.
Allora, capo, proprio come quel campo che è povero, duro, salato, di cattivo terreno, sono gli asceti erranti e i bramini che hanno convinzioni diverse dalle mie. Anche a loro insegno il Dharma che è buono … Faccio loro conoscere la Vita Santa … Perché così? Perché se capiscono anche una sola frase, avverrebbe per il loro beneficio e la loro felicità per molto tempo a venire”

Desanā Sutta  (SN 42:7), dalla traduzione di Thānissaro Bhikkhu

Se poi siete di curiosi a che riguardo questo sutta è stato citato, non vi rimane che ascoltare le riflessioni. Buon ascolto!

Riflessioni di Dharma sulle Quattro Visioni del Buddha registrate nel gruppo di meditazione di Terrapura il 5 marzo 2021.

Immagine da Wikipedia, “Four Sights”

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