Riflessioni di Dharma sulla gioia

Ep. 106 Riflessioni di Dharma sulla gioia e il samādhi

Riflessioni di Dharma sulla gioia e il samādhi, come rendere più semplice la nostra vita e trarre benefici immediati dalla pratica.

26 Marzo 2021

Terrapura: Meditazione, Mindfulness, Buddhismo
Ep. 106 Riflessioni di Dharma sulla gioia e il samādhi
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La gioia riveste un ruolo particolare negli insegnamenti del Buddha. E’ uno dei fattori importanti per il raggiungimento degli stati di assorbimento meditativo, i jhāna, che conducono all’unificazione della concentrazione, il samādhi :

«Un nobile discepolo la cui mente è retta è ispirato dal significato [veda], è ispirato dal Dhamma e prova contentezza [pāmojja] per il Dhamma.
Quando si è contenti sorge la gioia [pīti]; per chi è gioioso il corpo si calma; chi ha un corpo calmo prova felicità [sukha]; in chi è felice la mente si concentra.
È detto che il nobile discepolo conserva il suo equilibrio in mezzo a una generazione priva di equilibrio, dimora privo di afflizioni in mezzo a una generazione afflitta e, entrato nella corrente del Dhamma, coltiva la riflessione sulla generosità.»
Aṅguttaranikāya, III, 287”

In Ajahn Sucitto. “Le Perfezioni. Modi di attraversare i flutti della vita

E’ interessante notare che è classificata come sankhārakkhandha – uno dei fattori mentali che sorgono con la mente, con la coscienza, e non come vedāna – sensazione. Viene articolata in gioia dei cinque gradi, pañcavaṇā pīti, vale a dire: khuddikā (leggero senso di interesse), khaṇikā (gioia momentanea), okkantikā (interesse oscillante, inondazione di gioia), ubbegā (estasi, forte emozione) e pharaṇā pīti (interesse corrispondente a rapimento, gioia soffusa).

E’ il quarto dei sette fattori di illuminazione, elencato tra l’energia e la tranquillità.

Nella versione di gioia compartecipe, muditā, è uno dei Quattro Incommensurabili dimore divine (Brahmavihārā), quel sentimento di gioia che si prova gli altri sono felici, anche se uno non vi ha contribuito, è una forma di gioia compartecipe, che ci avvicina agli altri.

Ajahn Chah usava dire: “Dobbiamo accollarci le cose, prima di poter comprendere quanto sono pesanti.” Vedere quanto sono pesanti è vedere dukkha. Avendo visto dukkha, lasciamo andare. Quando abbiamo lasciato andare, ci accorgiamo di come si possa essere leggeri. “Ah, che sollievo!”. E’ qui che subentra la gioia o piti, come viene chiamata nei ‘fattori di illuminazione’’. […]
Piti non è solo il piacere del divertimento. Ma è un genere di esperienza che conduce ad aprirsi alla vita, a risvegliarsi. Quando c’è gioia siamo pronti a scoprire nuove cose. D’altro lato, se abbiamo già deciso che ‘la vita è sofferenza’ e la riteniamo ‘insopportabile’, non ci accorgeremo di nient’altro. […]
Tornando alla gioia, la gioia è spontanea. Non puoi prevederla. Non puoi crearla. Sorge nel momento. Quando c’è vera gioia, sei nel momento. E in questo modo la gioia diventa per noi un punto di riferimento significativo: se c’è vera gioia, sappiamo di essere nel momento, e se siamo veramente nel momento, allora c’è vera gioia.

Ajahn Tiradhammo, “La gioia spirituale

Come ci mostra Ajahn Sucitto, la gioia è elemento essenziale dello stato di samādhi, lo stato di concentrata unificazione meditativa, l’ultimo dei passi del Nobile Ottuplice Sentiero:

Quando invece l’intenzione della consapevolezza è di pura relazione, la chiamiamo presenza mentale, ci riferiamo alle cose così come sono.
Quando si ottiene uno stato di pura relazione, la presenza mentale raggiunge la gioia, la contentezza, ed è questo stato che chiamiamo samādhi. […]
[La concentrazione] proviamo invece a considerarla come l’ha descritta il Buddha, cioè come un diletto, un’esperienza piacevole. Egli dice: “Per colui che ha il corpo ben bilanciato e rilassato non occorre pensare ‘che io sia rilassato, che io possa sentirmi sereno’”. In altre parole, non è necessario fare alcuno sforzo. Se il corpo è in armonia e le sue energie sono equilibrate, ci sentiremo già rilassati. Non è neanche necessario produrre un’intenzione del tipo: “Che io possa concentrarmi”. Chi è rilassato è difatti naturalmente concentrato, è questo lo stato di samādhi.

Ajahn Sucitto, “Samādhi è pura gioia

Possiamo quindi investigare sulle condizioni che portano alla gioia, e creandogli un terreno fertile dimorare sempre di più nel samādhi, una condizione perfetta per calmare mente e corpo e consentire, appena se ne è usciti, di avere quella morbidezza in cui si disvelano le intuizioni profonde.

Riflessioni di Dharma sulla gioia e il samādhi registrate nel gruppo di meditazione di Terrapura il 26 marzo 2021.

Puoi ascoltare la meditazione guidata sulla gioia fatta subito prima di queste riflessioni qui:

Puoi ascoltare un’altra meditazione guidata sulla gioia:

Nell’immagine: (a Destra) I Deva chiedono a Deva Setaketu (Bodhisatta) di accettare la rinascita come umano e diventare un Buddha. (a Sinistra) Il Deva Setaketu (Bodhisatta) annuncia che è giunto il momento di rinascere e che ha scelto la regina Maha-Maya come sua madre

Immagine (Credit): (Right) The devas ask the Bodhisatta. Credit: Wellcome CollectionAttribution 4.0 International (CC BY 4.0)

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