L’immagine che accompagna queste riflessioni sulle Quattro Dimore Divine e la gioia è una miniatura dipinta su un manoscritto di foglie di palma raffigurante la storia di Nalagiri e Buddha. Nalagiri, un elefante feroce, fu inviato da Devadatta per uccidere il Buddha mentre stava raccogliendo la sua elemosina quotidiana in Rajagaha, ma a causa dell’enorme gentilezza amorevole (mettā) emanata dal Buddha, l’elefante Nalagiri si calma. Mettā è la prima delle Quattro Dimore Divine, i Quattro Incommensurabili, i brahmavihara: gentilezza amorevole – mettā, compassione –karunā, gioia compartecipe – mudita, ed equanimità – upekkha.
Se il Buddha ha placato un elefante feroce, sembra proprio che le Quattro Dimore Divine possano dare pace non soltanto a chi le esperimenta ma anche a chi le osserva!
Il Buddha mette in relazione le Quattro Dimore con gli stati di assorbimento profondo, i jhāna, e il lasciar andare definitivo del nirvana nel bellissimo Venāgapura Sutta, di cui qui riportiamo la parte relativa alle Quattro Dimore Divine:
Qui, brahmino, quando dimoro in dipendenza di un villaggio o città, la mattina mi vesto, prendo la mia ciotola e la mia veste ed entro in quel villaggio o città per l’elemosina. Dopo il pasto, tornato dal giro dell’elemosina, entro in un boschetto. Raccolgo dell’erba o delle foglie che trovo lì in un mucchio e poi mi siedo. Dopo aver piegato le gambe trasversalmente e raddrizzato il corpo, stabilisco la consapevolezza di fronte a me. Poi dimoro pervadendo un quarto con una mente soffusa di gentilezza amorevole, allo stesso modo il secondo quarto, il terzo quarto e il quarto quarto. Così sopra, sotto, attraverso e ovunque, e a tutti quanto a me stesso, dimoro pervadendo il mondo intero con una mente intrisa di gentilezza amorevole, vasta, esaltata, smisurata, senza inimicizia, senza cattiva volontà. Abito pervadendo un quarto con una mente soffusa di compassione … con una mente soffusa di gioia altruistica … con una mente permeata di equanimità, allo stesso modo il secondo quarto, il terzo quarto e il quarto quarto. Così sopra, sotto, attraverso e ovunque, e a tutti quanto a me stesso, dimoro pervadendo il mondo intero con una mente soffusa di equanimità, vasta, esaltata, smisurata, senza inimicizia, senza cattiva volontà.
Anguttara Nikaya, Venāgapura Sutta, 3.63
Allora, brahmino, quando sono in tale stato, se cammino avanti e indietro, in quell’occasione il mio camminare avanti e indietro è divino. Se sto in piedi, in quell’occasione la mia posizione è divina. Se sono seduto, in quell’occasione la mia seduta è divina. Se mi sdraio, in quell’occasione quello è il mio divino letto alto e lussuoso. Quello è quel divino letto alto e lussuoso che attualmente posso ottenere a piacimento, senza problemi o difficoltà.
Dopo aver letto questa bellissima e poetica descrizione dell’effetto delle Quattro Dimore, come non praticarle? Questo sutta è anche la base di un canto che si fa nei monasteri Theravada, come è possibile leggerlo in Pāli e inglese nel Chanting Book del Monastero Amaravati, “Suffusion With the Divine Abidings”, nelle pagine 42 e 43 e asportabili come audio in Pāli e in inglese.
Nella pratica, bisogna considerare che ci sono dei cosiddetti “nemici”, lontani e vicini.
I nemici lontani sono l’esatto opposto delle qualità dei brahmavihara.
I nemici vicini sono invece stati mentali che possono venire scambiati per quelli incommensurabili dei brahmavihara, pur allontanandocene. Essendo più insidiosi, i nemici vicini sono più dannosi per la pratica.
BRAHMAVIHARA | NEMICO VICINO | NEMICO LONTANO |
Mettā – gentilezza amorevole | Attaccamento Avidità Affetto egoistico | Rabbia, rancore, malevolenza |
Karunā – compassione | Pietà Tristezza Dolore Lutto | Crudeltà |
Mudita – gioia compartecipe | Esuberanza forzata Piacere frivolo | Risentimento Gelosia |
Upekkha – equanimità | Indifferenza | Attaccamento Brama |
Più si procede nella pratica, più i nemici vicini diventeranno pericolosi. Con l’aiuto della consapevolezza, di sati, si potrà investigare la nostra mente per osservare se è presente lo stato mentale sublime o l’erroneo succedaneo.
Provando gioia nei quattro stati sublimi, ci si addestrerà a provare sempre più gioia, fino a farlo diventare uno dei fattori dell’illuminazione.
Nelle riflessioni si citano anche altre fonti di gioia, come la gioia della moralità, del contenimento dei sensi, della liberazione dagli impedimenti.
Riflessioni sulle Quattro Dimore Divine e la gioia registrate nel gruppo di meditazione di Terrapura il 2 aprile 2021.
Immagine: Nalagiri, un elefante feroce, siede ascoltando il Buddha. Credit: Wellcome Collection. Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)