Buddha nel parinibbana

Ep. 112 Riflessioni di Dharma sul momento presente

Riflessioni di Dharma sul momento presente, praticare sapendo che il passato non c'è più e il futuro non è ancora arrivato

17 Aprile 2021

Il Buddha insegna di concentrarsi sul momento presente, come magnificamente detto in questi versi del Bhaddekaratta sutta, “Il discorso di colui che si diletta dell’unica cosa che conta”:

Che nessuno insegua il passato,
né coltivi speranze (kankhā) per il futuro,
perché il passato non c’è più
e il futuro non è ancora arrivato.

Si osservi via via attentamente (vipassati)
ogni condizione (dhamma) che sorge nel presente,
in maniera invincibile ed incrollabile,
la si conosca e se ne sia certi.

E in questo preciso momento che occorre praticare con ardore.
Domani potrebbe sopraggiungere la morte, chi lo sa?
Non è possibile scendere a patti con essa,
la morte, e le sue possenti schiere.

Colui che dimora ardentemente così (nel momento presente)
che si impegna di continuo, giorno e notte,
è detto colui che si diletta nell’unica cosa che conta,
è definito calmo, saggio.

Bhaddekaratta sutta,”Il discorso di colui che si diletta dell’unica cosa che conta”, Majjhima Nikaya 131. Traduzione di Francesco Sferra, da “La Rivelazione del Buddha”, a cura di Raniero Gnoli

Praticare nel momento presente

Ma cosa di preciso dovremmo fare nel momento presente? Essere consapevoli è il primo stadio, ma di per sé non è sufficiente. Dobbiamo sviluppare non soltanto la retta consapevolezza, ma anche la saggezza, riconoscendo direttamente, da noi stessi, tutti gli aspetti delle Quattro Nobili Verità: la verità del dolore, dell’origine del dolore – l’attaccamento, della possibilità del superamento del dolore lasciando cadere gli attaccamenti, la verità del Nobile Ottuplice Sentiero per raggiungere questo obiettivo.

Un aspetto particolarmente importante è anatta, l’osservazione che non c’è un sé permanente, qualcosa che ci identifichi perfettamente, distinti dal resto dell’universo. Per osservare profondamente questo aspetto, possiamo osservarlo nei componenti di cui siamo costituiti, i cinque aggregati, i cinque khandha, che compongono la nostra esistenza, che sono rispettivamente:

  1. rūpa: forma (il corpo),
  2. vedanā: sensazioni (o toni edonici),
  3. saññā: percezioni,
  4. saṅkhāra: formazioni mentali (o fattori mentali) e
  5. viññāṇa: coscienze sensoriali (i cinque sensi più la mente).

Osservando questi aspetti possiamo riconoscere che non siamo davvero nessuno di quegli aggregati:

O monaci che cosa significa “non essere sopraffatti dalle condizioni (dhamma) che sorgono nel presente”? Dunque, o monaci, se un discepolo bene istruito, che ha ricevuto gli insegnamenti, che prova rispetto per i nobili, che conosce e pratica i loro insegnamenti, rispetta gli uomini virtuosi, conosce e pratica i loro insegnamenti e non pensa:
“Questo corpo è me; io sono questo corpo. Il corpo è in me, io sono nel corpo. Queste sensazioni sono me; io sono queste sensazioni… Questa percezione è me, io sono questa percezione… Questo fattore mentale è me; io sono questo fattore mentale… Questa coscienza è me; io sono questa coscienza…”, allora esso non è sopraffatto dalle condizioni che sorgono nel presente.

ibidem

Quindi possiamo praticare in modo consapevole, ardente, per imparare a riconoscere che non siamo nessuno di questi aggregati, per trovare in questo la piena libertà del nirvana. Il Buddha ci ha mostrato come, ma ora sta a noi raggiungerlo in questo stato sublime!

Referenze

Riflessioni di Dharma sul momento presente registrate nel gruppo di meditazione di Terrapura il 16 aprile 2021.

Puoi ascoltare la meditazione anapanasati sulle sensazioni che ha preceduto queste meditazioni:

Immagine: Murale nel monastero thailandese Wat Buak Krok Luang, il Parinirvana del Buddha

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