Buddha. Riflessioni sul coraggio di resistere alla fuga

Ep. 114 Riflessioni sul coraggio di resistere alla fuga

Riflessioni sul coraggio di resistere alla fuga, sull'osservazione profonda dei problemi che ci impediscono di vivere pienamente e con gioia

Queste riflessioni sul coraggio di resistere alla fuga partono da una meditazione importante della tradizione del Buddha è quella dell’anapanasati, che hai punti nove e dieci insegna ad osservare e calmare la mente (questa meditazione anapanasati sulla mente precede la registrazione di queste riflessioni). Il Buddha ci insegna in numerosi punti perché è opportuno osservare e controllare la mente e lo riassume in questi versi del Dhammapada:

233
Occorre prevenire l’intemperanza della mente,
essere padroni della propria mente.
Abbandonata la cattiva condotta della mente,
si pratichi con essa la buona condotta

234
I saggi che sono padroni del proprio corpo,
che sono padroni della propria parola,
i saggi che sono padroni della propria mente,
sono davvero pienamente padroni di sé stessi.

Dhammapada, versi 233 e 234 (17.13 e 17.14). Traduzione di Francesco Sferra, da “La Rivelazione del Buddha”, a cura di Raniero Gnoli

Prima del verso 233, ci sono altri due versi simili relativi al corpo e alla parola.

Per poter mantenere la moralità, per poter creare un campo di pratica propizio al samadhi, lo stato di concentrazione unificata, per poter portare alla luce la saggezza, non dobbiamo, ma potremmo meglio dire “non possiamo” fare altro che controllare corpo, parola e mente.

Il punto è che facile fare questo quando siamo tranquilli, sereni. Ma non è altrettanto facile farlo quando siamo agitati, in una situazione di emergenza o di pericolo, e in quei momenti rischiamo di perdere il controllo e dire e fare cose che potrebbero arrecare danni considerevoli a noi e agli altri. Per questo la pratica formale dovrebbe essere un buon allenamento per sviluppare quelle qualità, la capacità di controllare il corpo, in modo da coltivare azioni, linguaggio e pensieri salutari.

Ma anche nell’addestramento formale possiamo entrare in contatto con stati mentali che non vogliamo vedere, non vogliamo toccare. A questo punto sembra quasi naturale scappare, allontanarci da essi, cosa che possiamo fare con la distrazione, con l’esplosione con l’esplosione dei pensieri, la proliferazione mentale (in pāli: papañca), il voler volgere la mente verso cose che sembrano più coerenti con le nostre aspirazioni. Questo processo potrebbe essere del tutto automatico, sfuggire alla nostra attenzione. E’ proprio in quel momento che dobbiamo utilizzare la massima consapevolezza, ponendo il massimo della energia per rimanere ad osservare le cose che non ci piacciono. Questa energia (in pāli: viriya) è uno dei sette fattori di illuminazione, ma possiamo anche chiamarla con un altro nome: coraggio! E ci vuole davvero coraggio per rimanere saldi nell’osservare tutto quello che non vogliamo vedere.ma l’essenza della meditazione e conoscere noi stessi, la nostra mente, il processo continua che siamo, per poter andare oltre, per raggiungere lo stato di pace stabile.

Voglio che chi si addestra con me veda la Verità, non che si limiti a leggere le Scritture. Voglio che veda se il suo cuore si è liberato completamente dal pensiero concettuale. Immagine di monaci Theravada della Foresta.

Rimanere ad osservare, senza farci trascinare, senza giudicare, è un’operazione incredibilmente trasformativa, che conduce alla pace. Come suggerisce Pema Chödron nel suo magnifico libro “The Places That Scare You” (“i luoghi che ti fanno paura”, tradotto in italiano da Chandra Livia Candiani in “Consigli a un guerriero compassionevole : avere il coraggio del Buddha nelle avversità della vita”, possiamo osservare i tre signori che ci controllano: il signore del corpo (della forma), della parola e della mente.

Osservando la forma e il corpo, possiamo controllare se stiamo somatizzando, spostando nel corpo qualcosa che ci turba, ci rende inquieti. Potrebbe risultare nel voler mangiare troppo, nel correre dietro i piaceri sensuali, qualsiasi altra azione del corpo che serve a non farci toccare quello che non vogliamo vedere.

Il signore della parola può essere visto nelle occasioni in cui rischiamo che la parola vada in libertà. Ad esempio, come mi sento quando mi mettono sotto scacco le mie credenze, le mie convinzioni? Quando mi attaccano sulle mie pratiche religiose? Pensiamo che i buddhisti, chi medita, sia meglio degli altri?

Il signore della mente entra in gioco quando cerchiamo stati speciali della mente per evitare il fastidio. Senza integrazione, questi stati non ci possono aiutare. Milarepa disse delle esperienze speciali di un suo allievo: “Non sono né buone né cattive. Continua a meditare”.

Come dice la Venerabile Pema Chödron: “fermando le strategie dell’ego, il buon fiume del bodhicitta, la mente del risveglio, inizia a fluire”.

Referenze

Riflessioni sul coraggio di resistere alla fuga registrate nel gruppo di meditazione di Terrapura il 23 aprile 2021.

Puoi ascoltare la meditazione sulla consapevolezza del respiro e sulla mente:

Immagine: Statua di Buddha con edifici e alberi (presumibilmente) in Giappone, anonimo, c. 1875 – c. 1900. Dal Rijkmuseum.

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