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Ep. 126 Riflessioni di Dharma su Spazio e libertà

Riflessioni di Dharma su Spazio e libertà, toccare lo spazio infinito e l'abbandono dell'ego per trovare la piena libertà della vita

22 Maggio 2021

Queste riflessioni di Dharma su Spazio e libertà partono dal fatto che il Buddha indica una serie di successivi approfondimenti meditativi, gli jhāna, basati sul corpo. Andando oltre il corpo, il primo stato di approfondimento è quello del quinto jhāna, ākāsānañcāyatana o lo spazio infinito. Questo viene riportato in molti sutta, tra cui il Potthapada Sutta, DN 9.

14. “Inoltre, con l’abbandono del mondo della forma, della materia e della molteplicità, il monaco entra e dimora nella sfera dell’infinità dello spazio. L’ultima percezione di né piacere né dolore si estingue, e subito dopo sorge una percezione della sfera dell’infinità dello spazio. E così con la pratica meditativa una percezione sorge e con la pratica meditativa un’altra percezione si estingue.

Potthapada Sutta – Potthapada DN 9

Come tutti gli jhāna, non è uno stato permanente, ma soggetto comunque a cambiamento. Permette però di sperimentare delle qualità che progressivamente ci portano al nirodha, alla cessazione dell’identificazione nei cinque aggregati di corpo, sensazioni, percezioni, pensieri e coscienza sensoriale. Questo viene molto spiegato nell’insegnamento che il Beato diede a suo figlio, Rahula:

“Rāhula, cos’è l’elemento spazio? L’elemento spazio può essere interno o esterno. Rāhula, cos’è l’elemento spazio interno? Qualunque componente personale interno che viene sperimentato come spazio o spazioso – come la cavità dell’orecchio, la cavità del naso, la bocca, l’esofago, lo stomaco, il retto, o qualsiasi altra componente personale interna che è vissuto come spazio o spazioso – Rāhula, questo è chiamato l'”elemento spazio interno”. Sia che l’elemento spazio sia interno o esterno, è lo stesso elemento spazio. Dovrebbe essere accuratamente visto con la giusta saggezza in questo modo: Questo non è mio, non sono questo, questo non è il mio io. Quando si è visto esattamente con la giusta saggezza in questo modo, si diventa disincantati con l’elemento dello spazio, e la mente diventa spassionata verso l’elemento dello spazio.

Il più grande discorso di consiglio a Rāhula, MN 62, traduzione da quella di Bhikkhu Bodhi

E’ quando arriva questo disincanto con gli elementi spaziali che si può toccare lo spazio infinito, che è libertà dall’ego.

Questa libertà può essere coltivata fino a rimuovere gli ostacoli dell’identificazione nel sé, il sakkayadhitti. Per raggiungere il primo livello di illuminazione bisognerà infatti andare oltre bisognerà abbandonare i primi tre vincoli, le prime tre catene del divenire. Nel canone Pāli se ne riconoscono dieci:

  1. credenza in un sé (Pali: sakkāya-diṭṭhi);
  2. dubbio o incertezza (vicikicchā), specialmente nei riguardi dei Tre Gioielli di Buddha, Dharma e Sangha;
  3. attaccamento a riti e rituali (sīlabbata-parāmāsa);
  4. desiderio sensuale (kāmacchando);
  5. cattiva volontà (vyāpādo o byāpādo);
  6. desiderio di esistenza materiale, desiderio di rinascita materiale (rūparāgo);
  7. brama di esistenza immateriale, brama di rinascita in un regno senza forma (arūparāgo);
  8. presunzione (māna);
  9. irrequietezza (uddhacca);
  10. ignoranza (avijjā).

Abbandonando l’illusione dell’esistenza di un sé separato dal resto dell’universo potremo scoprire che non abbiamo più confini, non siamo limitati dalla nostra pelle, dalla nostra mente. Abbandonare i dubbi ci permetterà di risparmiare energia, di essere più focalizzati, senza vincoli E troveremo altra libertà abbandonando i riti e i rituali, a vantaggio di una pratica fluida, che si adatta al qui e ore. Libertà che permetterà di aprire l’occhi del Dharma, il dhammacakkhu, un momento di particolare felicità, come riporta il Buddha nell’Alagaddupama Sutta:

…Quei monaci che hanno abbandonato i tre ceppi, sono tutti vincitori, saldi, mai più destinati a stati di dolore, diretti al risveglio di sé. È così che il Dharma da me ben proclamato è chiaro, aperto, evidente, spogliato di stracci.

Alagaddupama Sutta MN 22, L’esempio del serpente

E’ uno stato, quello del sotapatti, dell’entrata nella corrente, che tutti possiamo raggiungere, sapendo che è possibile e conoscendo, grazie al Beato, la strada per farlo!

Referenze

Riflessioni di Dharma su Spazio e libertà registrate nel gruppo di meditazione di Terrapura il 21 maggio 2021.

Per ascoltare una meditazione sullo spazio infinito, che ha preceduto queste riflessioni:

Photo by Afif Kusuma on Unsplash

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