Buddha

Ep. 131 Riflessioni sulla Rete del Dharma

Riflessioni sulla Rete del Dharma, come gli acquedotti e le fontane ci possano insegnare a praticare meglio la vita spirituale

Gli acquedotti romani portavano l’acqua lontana decine di chilometri fin dentro le case, permettendo alle persone di vivere meglio la vita, o fino a fontane che riempivano di gioia e bellezza chi le ammirava.

Così è il Dharma, che permette di portare la sua fresca energia a tutti gli esseri. Vi è una bellissima esposizione di questa attitudine nella risposta alla domanda del re Milinda data dal saggio Nagasena, che possiamo qui leggere, e che mostra come sia grande la rete del Dharma.

L’insegnamento di Nagasena sulla rete del Dharma

“Un’azione cattiva, o re, non può essere divisa con chi non l’ha commessa e non l’ha voluta. Le persone trasportano l’acqua da lunghe distanze tramite un acquedotto. Ma allo stesso modo potrebbero rimuovere una grande montagna di solida roccia?”

“Certo che no, venerabile.”

“Bene, allo stesso modo una buona azione si può dividere, ma non una cattiva. Si potrebbe accendere una lampada con l’olio, o re, ed allo stesso modo con dell’acqua?”

“Certo che no, venerabile.”

“Bene, allo stesso modo una buona azione si può dividere, ma non una cattiva. Gli agricoltori prendono l’acqua da un serbatoio per portarla ai loro campi, ma per lo stesso scopo, o re, potrebbero prendere l’acqua dal mare?”

“Certo che no, venerabile.”

“Perciò, ripeto, una buona azione si può dividere, ma non una cattiva.

31. “Ma, venerabile Nagasena, perché è così? Convincetemi con una buona ragione. Non sono cieco né disattento. Capirò quando avrò ascoltato.”

“Il vizio, o re, è una cosa meschina, la virtù è grande ed immensa. Per la sua meschinità il vizio ostenta solo chi lo fa, ma la virtù con la sua magnificenza si diffonde all’intero mondo dei deva e degli uomini.”

“Dimostratemelo con una metafora.”

“Se una piccola goccia d’acqua dovesse cadere a terra, o re, scorrerebbe per dieci o per dodici leghe?”

“Certo che no. Avrebbe solo effetto sul quel pezzo di terra dove è caduta.”

“E perché?”

“Per la sua piccolezza.”

“Allo stesso modo, o re, è piccolo il vizio. Ed a causa della sua piccolezza agisce solo su chi lo fa, e non può dividersi. Invece se una possente nuvola di pioggia dovesse versare acqua su tutta la superficie della terra, quell’acqua scorrerebbe tutt’intorno?”

“Certamente, venerabile. Quel temporale riempirebbe i bacini del terreno, le pozzanghere, le paludi, le gole, i crepacci, le voragini, i laghi, le cisterne, i pozzi, gli stagni di loto e l’acqua si diffonderebbe per dieci o per dodici leghe.”

“E perché, o re?”

“Per la grandezza della tempesta.”

“Allo stesso modo, o re, è grande la virtù. E per la sua abbondanza può essere divisa fra deva ed uomini.”

“Venerabile Nagasena, perché il vizio è così limitato e la virtù così vasta?”

“Chi, o re, in questo mondo offre dei doni e vive in rettitudine, osserva l’Uposatha, lieto, contento, gioioso, allegro, felice, colmo di un dolce senso di fiducia e felicità nella sua mente, la sua bontà cresce e più cresce più si sviluppa. Come un profondo ruscello d’acqua chiara, o re, in cui da una parte la sorgente scorre e dall’altra l’acqua si riversa e più scorre più abbonda, così, o re, la sua bontà cresce e più cresce più si sviluppa. Se anche fra un centinaio d’anni, o re, un uomo continuasse a trasmettere agli altri il merito del bene che ha fatto, più ne dà più la sua bontà cresce, e sarebbe ancora capace di dividerla con chiunque. Questa, o re, è la ragione per cui la virtù è la più grande delle due.

32. Nel compiere il male, o re, un uomo diventa colmo di rimorso, e la mente di colui che prova rimorso non riesce a liberarsi del pensiero del male che ha fatto, e ci ripensa continuamente, senza pace; miserabile, ardente, senza speranza, si consuma, senza avere sollievo dalla depressione, è, per così dire, posseduto dal suo male! Proprio come, o re, una goccia d’acqua, nel cadere sul letto di un fiume asciutto con le sue grandi rive sabbiose che salgono e scendono in ondulazioni lungo il suo corso tortuoso e variabile, non guadagna volume, ma si assorbe subito dove è caduta, allo stesso modo, o re, è un uomo, quando ha fatto del male è vinto dal rimorso e non riesce a liberarsi del pensiero del male che ha fatto, e ci ripensa continuamente, senza pace; miserabile, ardente, senza speranza, si consuma, senza avere sollievo dalla depressione, è, per così dire, posseduto dal suo male! Questa è la ragione, o re, per cui il vizio è così meschino.”
“Molto bene, Nagasena! Così è ed io accetto le vostre parole.”

Milindapañha: Libro IV – Capitolo VIII
Acquedotto romano
Acquedotto romano

Allo stesso modo possiamo orientare la nostra pratica all’apertura del cuore, alla pratica delle dimore divine, per nutrire la saggezza, la moralità e la pratica meditativa che sono alla base degli insegnamenti del Buddha.

Poesia

Durante l’incontro abbiamo letto questa bella poesia di Gary Lemon, che riporto tradotta in italiano e nel suo testo originale

Quando il mondo
scompare sotto i tuoi piedi
Stai cadendo o
Volando?

Il corvo dirà
Una cosa
La volpe
Un’altra

Ed entrambi
hanno ragione.

When the world
Disappears under your feet
Are you falling or
Flying?

The crow will
Say one
Thing

The fox another

And both are
Right.

Gary Lemon, da “Snake IV: Original Grace

Referenze

Riflessioni sulla Rete del Dharma registrate nel gruppo di meditazione di Terrapura il 4 giugno 2021.

Per leggere un’intervista al poeta Gary Lemon sulla rivista buddhista Tricycle:

Foto di Michele Bitetto on Unsplash

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