Uccelli come mente

Ep. 148 Meditazione Satipatthana sulla mente

Meditazione Satipatthana sulla mente, osservare con consapevolezza ciò che conosce, il processo mutevole che percepisce corpo e sensazioni

31 Luglio 2021

Questa Meditazione Satipatthana sulla mente è la quinta di una serie di sette meditazioni basate sul Satipatthana Sutta, “I Quattro Fondamenti della Consapevolezza”, il sutta più completo rispetto alle tecniche di meditazione insegnate dal Buddha.

Con questa meditazione osserviamo la mente, ciò che ci permette di osservare il corpo e le sensazioni.

Questa meditazione, come tutte le altre di questa serie, è ripresa dagli insegnamenti e dal modo di proporla di Bhikkhu Analayo.

Meditazione Satipatthana sulla mente

In questa meditazione praticheremo i primi cinque raggi della ruota della meditazione Satipatthana: 

  • Le tre contemplazioni del corpo
  • La contemplazione delle sensazioni
  • La contemplazione della mente

Formuliamo l’intenzione che ci ha portato a meditare.

Continuiamo osservando le parti anatomiche, questa volta procedendo con un singolo flusso.

  • Pelle: Dalla testa scendiamo fino ai piedi. 
  • Carne: dai piedi saliamo su fino alla testa.
  • Ossa: Dalla testa scendiamo fino ai piedi. 

Siamo consapevoli di questo corpo nella posizione seduta, in quanto composto da pelle, carne e ossa, coltivando un’attitudine di non attaccamento.

Continuiamo con i quattro elementi, sempre procedendo con un singolo flusso.

  • Terra: testa, collo, spalle, braccia, mani, dorso, fianchi, gambe, piedi
  • Acqua: piedi, gambe, fianchi, dorso, mani, braccia, spalle, collo, testa.
  • Fuoco: testa, collo, spalle, braccia, mani, dorso, fianchi, gambe, piedi
  • Vento: piedi, gambe, fianchi, dorso, mani, braccia, spalle, collo, testa.

Siamo consapevoli di questo corpo nella posizione seduta, pervaso di questi quattro elementi, comprendendo la sua natura vuota.

Ci connettiamo al respiro come ciò che ci connette alla vita. Portiamo alla mente l’immagine di uno scheletro o di qualunque altro stato di decomposizione, per ricordare a noi stessi il fatto ultimo di questo corpo, quello di disintegrarsi. Con ciascuna inspirazione, siamo consapevoli che questo potrebbe essere il nostro ultimo respiro. Se anche non fosse l’ultimo respiro, è un respiro più vicino alla morte. Con ogni espirazione, rilassiamo e lasciamo andare.

Le sensazioni. Incominciamo con le sensazioni gradevoli. Siamo consapevoli della zona della testa di ogni sensazione gradevole, alla ricerca delle sensazioni gradevoli . Dalla testa al collo, le spalle, le braccia, le mani, il dorso, i fianchi, le gambe, i piedi. Siamo consapevoli di questo intero corpo nella postura seduta, consapevoli di ogni sensazione gradevole nel corpo o sulla superficie del corpo.

Sensazioni sgradevoli o addirittura dolorose. Incominciamo dai piedi andando alla ricerca di qualche sensazione piacevole in quella parte del corpo. Dai piedi alle gambe, ai fianchi, al dorso, alle mani, alle braccia, alle spalle, al collo, alla testa. Siamo consapevoli di questo intero corpo nella postura seduta, consapevoli di ogni sensazione sgradevole o dolorosa che si manifesta da qualche parte nel corpo o sulla superficie del corpo.

Sensazioni neutre. Siamo consapevoli della zona della testa di ogni sensazione neutra, alla ricerca delle sensazioni neutre . Dalla testa al collo, le spalle, le braccia, le mani, il dorso, i fianchi, le gambe, i piedi. Siamo consapevoli di questo intero corpo nella postura seduta, consapevoli di ogni sensazione neutra nel corpo o sulla superficie del corpo.

Qualsiasi sensazione ci sia nel corpo o sul corpo, ampliamo la vista panoramica, in modo da includere ogni tipo di sensazione, anche quelle che si manifestano prevalentemente come sensazioni mentali, prive di una parte fisica discernibile. Gradevole, sgradevole, neutra. Consapevoli della sensazione affettiva, della tonalità edonica della nostra esperienza. Riguardo a tutte queste sensazioni, siamo consapevoli della loro impermanenza. Ogni sensazione è un messaggero dell’impermanenza; è un messaggero del cambiamento. Sensazioni cambianti. E quando questo è possibile, esploriamo anche la spinta delle sensazioni, la condizionali, il modo in cui esse influenzano la nostra mente.

La mente

Ciò che conosce le sensazioni, ciò che conosce il respiro, ciò che conosce il corpo: quella è la mente. Rivolgiamo la nostra attenzione al discernimento della mente, conoscendo la stessa propria condizione. In virtù della meditazione Satipatthana praticata fino a questo momento è molto possibile che lo stato mentale in questo momento sia uno stato in cui è viva la presenza mentale. Ci familiarizziamo con la consistenza di questo stato della mente, quando sati è presente, il sapore, la caratteristica di questo stato mentale. Così è la mente quando la consapevolezza è presente. C’è un’apertura forse, una certa morbidezza, gentilezza, ricettività. Scopriamo come la mente si sente quando c’è presenza mentale. Forse vigile, vitale. Coltiviamo una forma di intimità con questo stato della mente nel quale è viva la presenza mentale. Ciò consente di riconoscere chiaramente quando c’è presenza mentale o al contrario quando la presenza mentale è andata perduta. Questa è la principale categoria della contemplazione della mente, un monitoraggio continuo di quello che ci sta succedendo dentro, invece di tenere tutta l’attenzione rivolta fuori, agli oggetti dalla nostra esperienza, la mente, ciò che accade dentro. Come sta la mente? Com’è la mente? Qual è la sua condizione presente, con sati o priva di sati. Questo è ciò che desideriamo sapere, osservare, sperimentare.

Presto o tardi la presenza mentale si perde e la mente vaga. Distrazioni, rimembranze del passato, inseguimento del futuro. Non appena ce ne accorgiamo, ci diciamo “la mente si è messa a vagare”; se la distrazione è breve, semplicemente osserviamo lo stato mentale e torniamo alla presenza mentale così come è stata già stabilita. Se la distrazione è più lunga, esploriamo, vedendo se la fantasia, il pensiero prolungato, il sogno ad occhi aperti è prevalentemente nella modalità della passione sensuale o dell’avversione o nessuna delle due ma prevalentemente nel dominio della pura e semplice illusione. La sensazione stessa ci viene in aiuto per discernere queste tre modalità. Se la mente si trovata nella modalità della passione sensuale, è probabile che ci fossero sensazioni piacevoli di tipo mondano. Se la mente si trovata nella modalità dell’avversione, della rabbia, è probabile che ci fossero sensazioni spiacevoli o dolorose di tipo mondano. Se la mente era coinvolta in associazioni mentali illusorie, vagando qua e là, in uno stato offuscato, è probabile che ci fossero sensazioni neutre di tipo mondano. Così contemplando cominciamo a pervenire a una comprensione più chiara di questa distinzione di queste sensazioni mondane e non mondane. Questa più chiara distinzione ci aiuta a discernere meglio la mente, la corrente sottostante alla superficie dei pensieri.

In possesso di questo discernimento riguardo al tipo di sensazioni che si sperimentano, rimaniamo in osservazione delle sensazioni che si stanno sperimentando in questo momento. Sentiamo il sapore, il profumo di quella sensazione piacevole della mente in cui questi tre stati mentali inquinanti sono assenti e è presente la consapevolezza. Osserviamo come la mente continui a cambiare, anche la mente è impermanente. Persino quella nuda qualità del conoscere, sebbene sia sempre presente, è comunque un processo. Se non fosse così, sarebbe congelata nella condizione di conoscere un solo, singolo oggetto. Il fatto stesso che conosce oggetti diversi dimostra che anche questa qualità del conoscere è impermalente, mutevole.

Realizziamo inoltre che non siamo nel pieno controllo neppure della nostra stessa mente. Quando ci sediamo a meditare con la chiara intenzione di stare nel momento presente, presto o tardi scopriamo che la mente se ne va per conto suo. Persino nella nostra stessa mente noi non siamo nel pieno controllo. La mente è non sé, è vuota di un sé. Con questo terzo Satipatthana giungiamo ad una realizzazione integrale delle tre caratteristiche: corpo, sensazione, mente. Fenomeni impermanenti, fenomeni mutevoli. Ciò che è impermanente non può garantire una soddisfazione durevole, è dukkha è insoddisfacente, in ultima analisi. Ciò che è impermanente, dukkha, per natura soggetto al cambiamento, come potrebbe essere un sé? Fenomeni vuoti: corpo, sensazione, mente. Anicca, dukkha, anatta. Impermanente, insoddisfacente, vuoto di un sé. Con questa comprensione, intuizione, realizzazione, procediamo alla nostra pratica aperta, aperti a qualunque cosa accada, a qualunque cosa si manifesti, si dispieghi a livello delle sei porte sensoriali. Radicati nella consapevolezza dell’intero corpo, con la presenza mentale presente ben radicata nel corpo e nella mente, e quella intuzione, comprensione: tutto ciò che accade è impermanente. Tutto ciò che è impermanente è dukkha, insoddisfacente. E ciò che è dukkha, non è un sé, è un vuoto. Anicca, dukkha, anatta.

Stiamo piantando i semi della saggezza, stiamo facendo crescere i semi dell’intuizione profonda, passo dopo passo, progredendo nel cammino della liberazione.

Referenze

Bhikkhu Analayo, da cui abbiamo preso le istruzioni per questa meditazione Satipatthana sulla morte, ha scritto numerosi testi sul Satipatthana Sutta. Consiglio in particolare “SATIPAṬṬHĀNA il cammino diretto” disponibile gratuitamente in traduzione italiana sul sito del Monastero Santacittarama, e il recente “Satipatthana Meditation: A Practice Guide“, in lingua inglese.

Meditazione Satipatthana sulle sensazioni registrata nel gruppo di meditazione di Terrapura il 30 luglio 2021.

Foto di Chris Briggs 

 

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