come sviluppare la retta visione

Ep. 82 Risposta a come sviluppare la Retta Visione

Come sviluppare la Retta Visione? La capacità di comprendere il Dharma, in particolare le Quattro Nobili Verità, è la base della pratica.
Terrapura: Meditazione, Mindfulness, Buddhismo
Ep. 82 Risposta a come sviluppare la Retta Visione
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Domanda: come sviluppare la Retta Visione?

Come posso sviluppare la Retta Visione per far sì che gli insegnamenti del Buddha diventino parte naturale della mia vita?

Risposta: portare il Dhamma nella vita

Nel Nobile Ottuplice Sentiero, il primo passo è quello della Retta Visione, o Retta Comprensione (in pāli, sammā-diṭṭhi). Si intende la capacità di comprendere il Dhamma, gli insegnamenti del Buddha, in particolare quelli delle Quattro Nobili Verità (e quindiindirettamente gli insegnamenti del paticca samuppada, i dodici anelli della coproduzione condizionata, che sono considerati equivalenti).

Capire il Dhamma vuol dire avere una direzione alla nostra pratica sul Sentiero e mantenere la mente e il cuore in armonia con il Dhamma. Non è così strano che Ajahn Chah lo considerasse l’elemento più importante dell’Ottuplice Sentiero!

Ma come sviluppare la Retta Visione? Come far sì che gli insegnamenti diventano una parte naturale della nostra vita, presenti senza alcuno sforzo?

Tradizionalmente si parla di tre momenti della pratica:

  1. pariyatti: è lo studio, quando si sente un insegnamento o si legge un testo;
  2. patipatti: quanto si mette in pratica l’insegnamento tramite la meditazione o la pratica informale;
  3. pativedha: quando si ha l’intuizione diretta (spesso chiamata “insight”, i giapponesi la chiamano kensho, la piccola illuminazione, distinta dal satori, che vuol dire “rendersi conto” ed è l’illuminazione completa) che era contenuta nello studio e sviluppata tramite la pratica. In ogni caso, avere una intuizione profonda ha sempre un effetto trasformativo, di liberazione. 

Si potrebbe dire che il pariyatti è come qualcuno che ci dice che in frigo c’è un’ottima marmellata; con il patipatti  andiamo a prenderla scopriamo che è in un barattolo che non si apre; allora iniziamo a provare a svitare con la forza il tappo, far leva con un cucchiaio, finché non molliamo un attimo la presa, prendiamo un bel respiro e a quel punto, improvvisamente!, il barattolo si apre e possiamo gustare la marmellata, il pativedha. Naturalmente senza tutta la pratica precedente, senza i tentativi di svitare quel tappo, non saremmo riusciti ad aprire il barattolo; però quasi sempre è quando molliamo la presa che il tappo si apre. Con la differenza che, a livello spirituale, la marmellata l’abbiamo sempre avuta a disposizione. 

Avere una intuizione profonda è penetrare meglio la Retta Visione, è conoscerla meglio, dal di dentro. Ora, il punto cruciale è: come facilitare l’intuizione profonda? Se ci fosse un percorso semplice e lineare, basterebbe percorrerlo. Il Buddha ha però indicato il Nobile Ottuplice Sentiero perché è un po’ come il tappo: un po’ si fa forza con le mani, un po’ si fa forza con un cucchiaio, un po’ lo si scalda per renderlo più facile da svitare… la somma delle cose ci permette poi di svitarlo senza alcuna fatica. Tentando solamente con un metodo, difficilmente riusciamo a raggiungere il nostro obiettivo. 

Se vogliamo far nostra la pratica, viverla direttamente, non ci rimane quindi che provare a usare tutti i mezzi che abbiamo a disposizione, quelli dell’Ottuplice Sentiero, con i suoi tre elementi di silasamadhi e pañña: moralità, unificazione meditativa e saggezza. 

Moralità

In occidente ci piace poco parlare di moralità, ma con l’osservazione profonda possiamo vedere che vivere una vita lontana dai Cinque Precetti ci mette in una condizione di irrequietezza e instabilità che non consente di fare molti passi avanti nella pratica meditativa e nella saggezza. Questo va preso per livelli, perché anche a fronte di una vita sregolata possiamo progredire nella meditazione e nella conoscenza, ma poi più di tanto non riusciamo ad andare avanti. E tanto più progrediamo nella pratica, tanto più questo aspetto della moralità, anche a livelli molti sottili, diventa importante. 

I Cinque Precetti, la regola morale dei discepoli del Buddha

Meditazione come strumento di liberazione

La meditazione è come quando mettiamo il barattolo a bagnomaria, è un modo per allentare la presa, per ammorbidire i blocchi che ci siamo costruiti seguendo dei pattern sempre uguali, dovuti al nostro karma. La pratica di samatha, come quella sulla consapevolezza del respiro, ha proprio questo scopo: affinare la mente e creare le condizioni per far emergere le intuizioni profonde, in unione alla pratica di vipassana, di osservazione profonda. Tramite queste intuizioni profonde andiamo a sviluppare la saggezza, la conoscenza, che all’inizio è solo teorica ma poi diventa sempre più diretta. 

Come spesso negli insegnamenti del Buddha, il processo non è lineare. Avere un’intuizione porta ad avere più fiducia negli insegnamenti del Beato, e così a studiare e praticare di più. In questo modo si hanno altre intuizioni, o comunque dei benefici nella propria vita, e così la pratica diventa sempre più stabile fino a diventare il fulcro della nostra vita. Le cose le sappiamo, ma vogliamo interiorizzarle. 

Gli insegnamenti di Ajahn Sumedho su come praticare

E’ un’ottima proposizione quella di praticare per rendere migliore la nostra vita, per rendere la pratica viva. In fondo, il fondamento dell’insegnamento del Buddha è semplice, come dice Ajahn Sumedho in  “Il conoscere è adesso” (disponibile sul sito di Santacittarama): 

“Dunque quello del Buddha è un insegnamento molto semplice. Cosa potrebbe essere più semplice di: “Ciò che nasce deve morire”? Non si tratta di una nuova e straordinaria scoperta filosofica, è qualcosa che anche i popoli primitivi e illetterati sanno bene. Non c’è bisogno di andare all’università per saperlo.” – Ajahn Sumedho

Molta parte dell’insegnamento di Ajahn Sumedho è basata proprio sull’intuizione profonda. Come ha detto in occasione dei suoi ottanta anni

“Il Dhammacakkappavattana Sutta che abbiamo recitato, è la versione pāli del primo discorso del Buddha, l’insegnamento sulle Quattro Nobili Verità. In occasione del mio ottantesimo compleanno, il mio regalo per voi è l’incoraggiamento a vedere la forza, l’aspetto pratico e l’utilità di questo particolare insegnamento che il Buddha ci diede 2557 anni fa. Prova della sua validità è che è ancora un insegnamento puro. Non è stato corrotto. Metterlo in pratica è patipadā. Anche prima che imparassi la lingua thai, mentre assistevo senza capire per ore ed ore ai discorsi di Dhamma di Ajahn Chah, una parola che sentivo continuamente era patipat. Egli diceva: “Questo è il monastero per il patipat“. Questo è il modo thailandese di dire la parola pāli patipadā, che significa “pratica, far funzionare”. Non riguarda la fede o un insegnamento astruso che si spera di capire. Ma dice come fare. È un modo per prendere l’esperienza più comune che abbiamo, dukkha, e utilizzarla per indagare il presente: la sofferenza, la paura, l’ansia, la preoccupazione o qualsiasi cosa ci sia nel momento presente, è solo così com’è. Attraverso questa semplice pratica si ottiene l’introspezione, la comprensione e la saggezza che vi guida nelle vostre vite, piuttosto che lottare semplicemente con le idee, cercando di migliorare la propria personalità o sopprimere le sensazioni o le emozioni. Si tratta di capire questo reame che stiamo ora sperimentando con saggezza.” – Ajahn Sumedho

I cinque libri a cui si riferisce sono la collezione dei discorsi di Ajahn Sumedho, in lingua inglese e disponibili su Forest Sangha.

Ajahn Sumedho, discorso di Dharma in occasione dei suoi 80 anni
Ajahn Sumedho, discorso di Dharma in occasione dei suoi 80 anni, disponibile su YouTube

In conclusione, come sviluppare la Retta Visione? Per fare proprio il Dhamma, per sviluppare le intuizioni profonde che ci cambiano dall’interno, indaghiamo la sofferenza, l’insoddisfazione: dukkha. Cuocendo il dukkha al fuoco lento della meditazione, dopo aver pulito per bene la pentola con l’esercizio della moralità, aggiungendo le spezie delle intuizioni profonde. Così gli ingredienti di un buon cibo ci saranno tutti! 

Buona pratica!

Photo by Atharva Whaval on Unsplash

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