Meditazione sul suono del silenzio e chi siamo

Ep. 93 Meditazione sul suono del silenzio e chi siamo

Meditiamo sulla base del suono del silenzio (che possiamo ascoltare nella testa quando c'è silenzio) per investigare chi siamo davvero

13 Febbraio 2021

Terrapura: Meditazione, Mindfulness, Buddhismo
Ep. 93 Meditazione sul suono del silenzio e chi siamo
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Questa meditazione sul suono del silenzio e chi siamo continua quella sul proprio nome, continuando ad investigare il senso di identità, la costruzione del sé che alla prova della ragione e dell’intuizione diretta si dimostra così fallace.

Samatha

Le meditazioni nell’ambito del buddhismo rientrano tradizionalmente in due grandi categorie, quelle di calma e concentrazione e quelle di osservazione profonda. Non sono in realtà distinte, per poter osservare in profondità è necessario che la mente sia calma, e la sola calma non ci porterà, di per sé, a sviluppare la saggezza necessaria. Le possiamo considerare, come diceva Ajahn Chah, il palmo e il dorso della mano, intimamente legate.

Questa meditazione inizia proprio con una parte di samatha, in cui l’oggetto di meditazione non è il respiro ma il suono che possiamo ascoltare tra le nostre orecchie quando c’è silenzio, quel fischio o ronzio continuo che normalmente viene coperto dagli altri suoni. Ajahn Sumedho lo ha chiamato “il suono del silenzio” perché è nel silenzio che si manifesta e anche perché ci può condurre al silenzio interiore. E’ una pratica alternativa a quella dell’osservazione del respiro, senz’altro da sviluppare. Per approfondire questa meditazione è possibile leggere il libro di Ajahn Amaro “L’Ascolto Interiore”, disponibile in ebook sul sito del Monastero Santacittarama.

Vipassana

Una volta che abbiamo raggiunto una certa calma mentale, possiamo aprire la meditazione all’investigazione. Una forma importante di meditazione aperta, di osservazione profonda – chiamata vipassanā in lingua pali, è quella di lasciar cadere una domanda nel silenzio e aprire il cuore all’ascolto delle risposte che ne emergono. Senza scendere nel verbale, senza creare una storia, provando ad ascoltare quello che arriva dal nostro mondo interno. Nella meditazione sul suono del silenzio e il nostro nome ci siamo chiesti che qualità ha il nostro nome, semplicemente pronunciandolo. Questa volta andiamo ancora più a fondo.

Meditazione su chi siamo

Possiamo chiederci: “Chi sono io?”. Se ci sembra troppo personale, possiamo anche semplicemente chiederci “Chi sono?”. Proviamo così ad aprirci alla risposta. Se entriamo nella mente discorsiva, rispondendoci con un lungo ragionamento o con delle etichette, proviamo a scendere ancora più in profondità, fino a toccare cosa davvero siamo.

E’ una meditazione che richiede pazienza, da provare molte volte. Può avere però l’effetto di farci scendere in profondità, toccando una calma e una serenità piena di significato.

La meditazione sul suono del silenzio e chi siamo

  1. Troviamo una posizione comoda e stabile, con la schiena eratta
  2. Iniziamo portando l’attenzione sul suono del silenzio, il suono acuto che si ascolta rivolgendo l’attenzione all’udito mentre siamo in silenzio.
  3. Ascoltiamone le qualità: se è stabile, se cambia…
  4. Pronunciamo quindi interiormente la domanda “Chi sono io?” o anche: “Chi sono?”.
  5. Portiamo questa domanda sulla base del suono del silenzio, ripetendola ogni volta che pensiamo sia necessario
  6. Osserviamo le risposte che emergono. Se ci rispondiamo con il nostro nome, con il nostro genere, il nostro lavoro o altri tipi di etichette, proviamo a farci di nuovo la domanda e osservare più in profondità.
  7. Osserviamo quali sono le qualità che arreca questa domanda, come sblocca l’abitudine a considerarci in un determinato modo: i confini si allentano.
  8. Ritorniamo quindi al suono del silenzio fino alla fine della meditazione.

Meditazione guidata registrata nel gruppo di meditazione di Terrapura il 12 febbraio 2021.

Photo by Nicolene Olckers on Unsplash

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