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Riflessioni di Dharma sull’apertura del cuore

Aprire il cuore richiede l'orecchio fino e le capacità di un acrobata!

17 Ottobre 2020

Quanto è difficile aprire il nostro cuore! Vorremo aprirci a tutto ma lo sentiamo freddo, silenzioso. È un problema comune a molti praticanti, non deve essere una ragione per aggiungere dolore e fatica ad una vita che è già di per sé dolorosa e faticosa.

Proviamo invece a capire come ascoltare il nostro cuore, a conoscerlo meglio, per poter fornire cura a noi e agli altri.

Nelle riflessioni ho citato il Sedaka sutta, più noto come la parabola degli acrobati (SN 47.19), che è possibile leggere nella traduzione inglese di Bhikkhu Bodhi o di Thanissaro Bhikkhu, o in italiano:

La parabola degli acrobati (Sedaka Sutta, Samyutta Nikaya, Satipatthanasamyutta 47.19)
Una volta il Beato dimorava tra i Sumbha in una città chiamata Sedaka. Lì il Beato si rivolse ai monaci, dicendo: C’era una volta un acrobata che dopo aver fissato a terra il suo palo di bambù disse alla sua assistente Medakathalika: “Vieni, cara M., arrampicati sul palo di bambù e sali sulle mie spalle”. “Sì maestro”, rispose M. e arrampicatasi sul palo montò sulle spalle del maestro.
L’acrobata disse poi: “Tu bada a me M., e io baderò a te. Proteggendoci a vicenda, dimostreremo le nostre abilità, guadagneremo qualcosa e scenderemo sani e salvi dal palo”.
L’apprendista rispose. “Non è questo il modo migliore, maestro. Tu bada a te stesso, e io baderò a me. Così, se ciascuno protegge se stesso e bada a se stesso, dimostreremo le nostre abilità, guadagneremo qualcosa e scenderemo sani e salvi dal palo”.

E’ così che si fa, osservò il Beato, come dice l’apprendista. “Proteggerò me stesso”, con questa motivazione bisognerebbe praticare la meditazione di consapevolezza. satipatthana “Proteggerò gli altri”, con questa motivazione bisognerebbe praticare satipatthana. Prendendoti cura di te stesso, ti prendi cura degli altri; prendendoti cura degli altri ti prendi cura di te stesso. E in che modo, monaci, si proteggono gli altri proteggendo se stessi? Con la pratica, lo sviluppo e la dedizione alla presenza mentale. E in che modo, monaci, si protegge se stessi proteggendo gli altri? Con la pazienza (khanti) la non violenza (avihimsa) la benevolenza amicizia (metta) e l’empatia (anuddayata)”.

Traduzione ripresa da Letizia Baglioni

Riflessioni registrate nel gruppo di meditazione il 16 ottobre 2020.

Foto di Nick Bondarev da Pexels

Riflessioni di Dharma sull’apertura del cuore
Terrapura

 
 
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